salinità e temperatura dei mari

salinità e temperatura dei mari
05/07/2010

La salinità è indubbiamente la caratteristica più nota dell’acqua marina e anche una tra quelle che maggiormente condizionano la vita degli organismi. La salinità media dei mari è del 35‰, ovvero 35 g di sale per 1 kg d’acqua, ma in mari chiusi o semichiusi dove l’evaporazione è maggiore rispetto agli apporti di acqua dolce, che avvengono attraverso i fiumi e le precipitazioni meteoriche, i sali si concentrano e la salinità aumenta. È il caso, ad esempio, del Mar Rosso, dove il clima arido delle zone circostanti e la scarsità di fiumi comportano una salinità media del 42‰. Anche il Mediterraneo ha una situazione simile e la sua salinità media è del 37‰. Nei mari molto freddi, in cui grandi masse d’acqua gelano durante l’inverno, si hanno aumenti di salinità perché la solidificazione in ghiaccio che interessa l’acqua esclude parzialmente i sali. La salinità può variare sia orizzontalmente sia con la profondità. Ad esempio man mano che ci si allontana dalle foci dei fiumi verso il mare aperto la salinità aumenta progressivamente, anche se le acque superficiali possono risultare meno salate di quelle profonde anche a diversi chilometri di distanza dalla foce come si verifica, per esempio, in Alto Adriatico, davanti al delta del fiume Po. In questo caso si forma una netta separazione fra i due tipi d’acqua a diversa salinità che viene detta aloclino. Il fenomeno può essere osservato anche durante un’immersione, sia nei pressi di fuoriuscite d’acqua dolce che all’interno di alcune grotte, sotto forma di distorsioni sinuose delle immagini causate dalle diferenti densità. La temperatura media delle acque superficiali degli oceani è di 15°C mentre se si considerano le acque profonde la media scende a soli 3,5°C. Infatti l’acqua superficiale si riscalda a contatto con l’atmosfera e sotto i raggi del sole, in profondità invece, si accumulano le acque fredde che, essendo più dense, sono più pesanti. La temperatura superficiale varia sostanzialmente con la latitudine e alle medie latitudini anche con le stagioni. Ai poli la temperatura può scendere fino a quasi -2°C valore corrispondente al punto di congelamento dell’acqua salata. Alle medie latitudini, come nel caso del Mediterraneo, la temperatura delle acque superficiali è legata alle stagioni anche se l’elevata capacità termica dell’acqua fa si che la temperatura vari molto lentamente: in mare non si hanno le escursioni termiche a cui siamo abituati in atmosfera. In primavera soprattutto lungo le coste la temperatura dell’acqua inizia ad aumentare a partire dalla superficie grazie ai raggi solari. Si forma quindi uno strato superficiale via via più caldo e di spessore sempre maggiore mentre in profondità la temperatura rimane quasi costante. Si formano così due masse d’acqua separate da un termoclino estivo che impedisce lo scambio dei nutrienti e il passaggio degli organismi più piccoli da una zona all’altra. In autunno le prime mareggiate rimescolano i due strati e la temperatura si uniforma rapidamente su tutta la colonna d’acqua. A questo punto inizia il raffreddamento delle acque superficiali e l’andamento si inverte. La temperatura superficiale nel Mediterraneo varia mediamente a seconda delle zone da un massimo estivo di 20-23°C a un minimo invernale di 10-13°C; ma in Adriatico settentrionale, dove l’acqua non supera i 50 m di profondità, le temperature superficiali possono raggiungere valori estremi compresi tra 30 e 6 °C.

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