Per un mare senza plastica: la biologa Martina Capriotti colloquia con un... sub in vasca squali

08.06.2018
“Dateci un futuro senza la plastica in mare!”. Con questo appello da parte di due giovani, si è aperta la nuova giornata di impegno ambientale dell’Acquario di Cattolica contro il dramma dei rifiuti plastici in mare, in occasione del World Ocean Day, la Giornata Mondiale degli Oceani, celebrata in contemporanea in tutto il mondo.

Ospite d’eccezione Martina Capriotti, biologa marina e giovane ricercatrice dell’Università di Camerino (Marche) che con la suo progetto su plastica e contaminanti, è stata l’unica Italiana fra le sole tre aggiudicatarie al mondo della borsa di studio per contribuire al progetto SkyOceanRescue e National Geographic. Il campo di studi di Martina Capriotti riguarda il monitoraggio il rilascio di microparticelle chimiche di inquinanti, sbiancanti e altre materie tossiche usate nella lavorazione della plastica.

“L’Adriatico, essendo un mare semichiuso e poco profondo, è di fatto molto vulnerabile alle microplastiche e all’inquinamento in generale – dichiara Martina Capriotti - a questo si aggiunge che, per lo meno sul versante italiano, ci sono tantissimi fiumi e torrenti che riversano le proprie acque sulla fascia costiera, portando con sé anche una serie di inquinanti chimici. Queste particelle vengono assorbite dai pesci, soprattutto allo stadio giovanile di larve o avannotti, generando un senso di pseudo-sazietà e impedendo l'assimilazione di sostanze nutritive".

A dialogare con la scienziata oggi, un inviato molto speciale: il sub Stefano Pari, responsabile subacquea delle strutture romagnole Costa Edutainment, che, circondato dai maestosi squali toro e nutrice che gli nuotavano intorno, si è collegato via audio con il pubblico e con gli esperti, grazie alla speciale maschera “granfacciale”. Un faccia a faccia sorprendente dove il sub ha raccontato la sua visione del mare. L’esperimento del granfacciale, provato per la prima volta in Italia, sarà al centro di programmi didattici con scuole e pubblico già a partire dai prossimi giorni all’Acquario di Cattolica.

L’Acquario di Cattolica opera attivamente per la sensibilizzazione e la tutela ambientale, mission condivisa con tutto il gruppo Costa Edutainment -  dichiara Stefano Furlati, Responsabile Didattica del Polo romagnolo dei parchi Costa Parchi Edutainment  - Oltremare, Italia in Miniatura, Aquafan e lo stesso Acquario di Cattolica – Ci attiviamo attraverso tutti i linguaggi a nostra disposizione: dalla didattica con le scuole, alla divulgazione con il pubblico, alla comunicazione visiva, a quella esperienziale. Ad esempio, l’esperienza con il granfacciale, sperimentata per la prima volta nel World Ocean’s Day, dove il pubblico entrerà a contatto a tu per tu con l’interno della vasca, farà parte di un attività chiamata “Voci dal mare””.

In conclusione, presso l’area “Plastifiniamola” si è dato un simbolico addio alla plastica con un brindisi, chiamato “ByeBye plastica”. Anticipando le direttive UE sull’economia circolare, che metterà fuorilegge piatti, bicchieri di plastica usa e getta, responsabili per l’85% dei rifiuti plastici in mare. L’Acquario di Cattolica ha annunciato che entro il 2019 tutte le stoviglie usa e getta usate nelle strutture CE saranno sostituite da sostenibili e biodegradabili al 100%.


I FOCUS

Plastifiniamola
Il problema della plastica in mare è particolarmente sentito da Acquario di Cattolica: che a questo tema dedica parte della piattaforma “Salva una specie in pericolo” e che ogni anno si affilia e seleziona progetti che sostiene e con i quali collabora sinergicamente, con raccolte fondi, sensibilizzazione, didattica e divulgazione. L’area Plastifiniamola, inaugurata nel 2017, è qualcosa di molto simile alla famigerata “isola della plastica” dal diametro di 2500 chilometri, che vaga per gli oceani. I visitatori passeranno sotto un tetto galleggiante di involucri e rifiuti, si sentiranno come si sentono le creature marine minacciate, con il risultato di grande impatto emotivo.

Cosa sono le “microplastiche”
La plastica è stata creata solo 150 anni fa e ha contribuito al progresso e allo sviluppo economico mondiale.
Nel 2017 si è stimato che dalla fine del 1800 ne siano stati prodotti circa 8,3 miliardi di tonnellate delle quali il 90% non è stato riciclato.
La destinazione finale di molta di questa plastica, una volta abbandonata per terra o nei fiumi, è il mare.
Uno studio del 2015 dell’università della Georgia ha stimato che ogni anno possano arrivarne tra i 4,8 e i 12,7 milioni di tonnellate.
Il vento e le correnti oceaniche spargono questo materiale ovunque, facendogli raggiungere zone remote o addirittura le profondità marine.
Nonostante la produzione di plastica sia aumentata in modo esponenziale dai 2,1 milioni di tonnellate del 1950, ai 407 milioni di tonnellate degli anni ‘90, la plastica in mare non aumentava con lo stesso ritmo e nessuno capiva perché.
Solo nel 2004, Richard Thompson ha coniato il termine “microplastiche”: ovvero i minuscoli frammenti in cui la plastica viene scomposta dalla luce solare, dalle onde e dall’azione di organismi marini.

Il progetto di Martina Capriotti
“Il mio progetto di ricerca si focalizza sullo studio integrato della contaminazione chimica e la contaminazione di microplastiche nel mare Adriatico. Infatti molti contaminanti chimici presenti in mare hanno la capacità di aderire alla superficie delle microplastiche e quindi di usare questi frammenti come vettori per entrare negli organismi viventi e quindi nella catena alimentare, aumentando fortemente l'esposizione. Si tratta di un approccio di studio delle microplastiche o le plastiche in mare, diverso dal solito, in quanto lo scopo non è tanto quello di quantificare i rifiuti nelle acque adriatiche, quanto quello di valutare l'effettiva pericolosità che questa tipologia di impatto possa avere sulla componente biologica. Userò un approccio di tipo biomolecolare, che prevede la caratterizzazione e l'identificazione delle categorie di inquinanti che aderiscono ai frammenti e studiare, tramite test in vitro, la loro attività dannosa all'interno della cellula.
Perché il mar Adriatico? Primo perché è il mare dove sono nata e dove vivo e poi, perché è un mare che sto studiando da qualche anno quindi, con questo progetto, avrò modo di approfondire e continuare le mie ricerche. L'adriatico è un bacino semi-chiuso e poco profondo, che comporta un basso ricircolo delle acque. In aggiunta c'è un'alta presenza di fiumi sul versante italiano, che riversa le proprie acque su queste coste, e le stesse coste sono fortemente antropizzate. Tutti questi fattori insieme fanno sì che il mar Adriatico sia particolarmente vulnerabile a varie tipologie di inquinamento”.

 

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