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GLI EDIFICI E LA STORIA

acquario di cattolica

L’Acquario di Cattolica si trova all’interno di edifici, risalente agli anni ‘30, le cui forme richiamano una flotta navale. La struttura era stata originariamente concepita come colonia marina per ospitare i figli degli italiani residenti all’estero. L’attento restauro conservativo, terminato nel giugno 2000, sotto l’egida della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, ha riportato al suo antico splendore gli edifici e ha valorizzato tutta l’area, ricca di storia e tradizioni marinare. L'Acquario si estende su un’area di 110 mila metri quadrati, affacciata sul mare, perfettamente integrata nel tessuto urbano di Cattolica e dotata di ampi parcheggi. Nei grandi spazi verdi, fruibili liberamente come parco pubblico (oltre 49.000 metri quadrati), è possibile usufruire dei seguenti servizi: aree relax, spiaggia adiacente, ristorazione, bar, negozi tematici, verde attrezzato, animazione per bambini, spettacoli, mostre, eventi culturali, congressuali e sportivi.

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1935 accesso Nave di levante
1935 Panoramica 1°stralci dav
1935 Refettorio Ammiraglia
Il recupero

la storia

1934 - 1999: Dalla colonia al progetto di recupero
All’inizio degli anni ’30 la Fondazione “Figli del Littorio”, attraverso la Direzione Generale dei “Figli degli Italiani all’Estero”, commissiona all’architetto-ingegnere romano Clemente Busiri Vici il progetto di una colonia marina da edificarsi a nord ovest di Cattolica in una zona compresa tra il torrente Ventena ed il fiume Conca. Il nucleo centrale del progetto, redatto nel 1933, è rigidamente simmetrico e prevede cinque edifici ispirati alla morfologia aereonavale, ovvero al mondo delle navi, degli aerei, degli idrovolanti, delle littorine e dei sommergibili: in nove mesi viene realizzato il complesso, inaugurato il 28/6/1934 alla presenza del capo del Governo, Benito Mussolini.

La nascita di questo nuovo complesso ha largo eco nella stampa nazionale e internazionale del periodo con toni tra l’entusiastico e lo stupefatto. Nel contesto del dibattito culturale e architettonico di quegli anni che contrapponeva “passatisti” e “modernisti” – ovvero architetti che sostenevano i modelli tardo-ottocenteschi ed altri che invece proclamavano l’attualità di una nuova architettura adeguata ai tempi – è agevole cogliere nelle “Navi” elementi formali innovatori che le avvicinano al Futurismo italiano: in esse infatti sono evidenti una intensa carica simbolica legata al mito modernista della “macchina” e una forte suggestione emotiva e psicologica affidata anche all’utilizzo espressionista del cemento armato. Alla fine del 1934 viene stilato un progetto di ampliamento e modifica delle colonie, sempre a firma Busiri Vici, in cui i riferimenti navali permangono, anche se più sfumati, nei due siluri a monte (che sono in pianta ed in alzato la citazione “razionalista” delle quattro navi a mare), nella ristrutturata chiesetta-bunker e nell’edificio adibito a corpo di guardia. Tra il 1935 ed il 1943 la Colonia Marina “XXVIII Ottobre” si configura come un centro autosufficiente, dotato di una propria fattoria (tutt’ora esistente), in grado di ospitare circa duemila “marinaretti” inquadrati in maniera quasi militare. Nel 1944, durante il passaggio del Fronte, la colonia viene adibita ad ospedale militare.

Nel dopoguerra la colonia riacquista la sua funzionalità, mutando nome in “Colonia Marina G. De Michelis”. Durante gli anni del “boom” economico, la società Maraldi di Cesena progetta una lottizzazione intensiva dell’intero complesso. Nel 1963, viene approvato il Piano Regolatore di Cattolica, che esclude tuttavia dalla pianificazione l’area occupata da “Le Navi”, inizialmente vincolata e ora “stralciata” su proposta delle autorità governative: ciò consentirà alla società Maraldi di ottenere l’approvazione del piano di lottizzazione dell’area, demolendo parte degli edifici e realizzando nell’area alberghi e appartamenti. La superficie edificata su cui originariamente si estendeva la colonia viene quasi dimezzata. Verso la metà degli anni ’70 la funzione di colonia marina e il complesso passano all’attuale proprietario, la Regione Emilia Romagna che ne affida la gestione al Comune di Cattolica. Nella metà degli anni '80 si procede ad un primo recupero dell’intero complesso, con la nuova destinazione a “Centro Internazionale Giovani Le Navi”, polo studentesco di vacanza per giovani provenienti da tutta Europa, stringendo accordi congiunti con i Comuni di Bologna, Modena e Cattolica, la cui gestione dal 1993 al 1997 è affidata alla Cooperativa LE NAVI di Cattolica.

Nel 1993 il Comune, tramite il proprio Settore Urbanistico, predispone una serie di studi e progetti preliminari per la trasformazione del complesso in un centro multifunzionale con specifiche caratteristiche didattiche-culturali-ricreative, tramite il restauro/recupero degli edifici esistenti e richiede contestualmente alla Regione la gestione di tutto l’impianto. Nel 1997 il Comune ottiene dalla Regione la concessione del complesso per realizzare un Parco Tematico del Mare. Contemporaneamente il Comune si fa promotore della costituzione di una società a capitale misto, pubblico e privato, denominata Parconavi S.p.A., il cui obiettivo è quello di realizzare un Parco del Mare. Nel 1999 iniziano i lavori per la realizzazione del parco, che il 10 giugno 2000, dopo solo undici mesi dall’inizio del cantiere, viene inaugurato e aperto al pubblico.


Dal 2000 ad oggi: Il recupero conservativo
Oggi “Le Navi”, ristrutturate e recuperate all’uso, rappresentano una importante attrazione turistico/culturale della città e un grande valore architettonico riportato alla luce. Il programma di recupero e riuso del complesso come Parco Tematico marino ha preso l’avvio e si è sviluppato lungo quattro direttrici individuate come punti di forza.

Una prima direttrice è stata quella dell’elaborazione di un’opera concettualmente unitaria, nel rispetto conservativo delle strutture preesistenti progettate nel 1932 da Clemente Busiri Vici. La seconda è stata quella di realizzare un Parco che nelle aree verdi e negli spazi comuni fosse aperto alla libera fruizione potendosi configurare, anche grazie alla sua posizione, come un vero e proprio parco urbano integrato alla città. Un terzo aspetto ha riguardato le tematiche espositive, caratterizzate da ampiezza e pluralità di contenuti. L’ultimo punto concerneva la consapevolezza di presentare un prodotto didattico e culturale sofisticato ed interattivo, destinato comunque al più vasto pubblico.

Il primo di questi punti è stato rispettato con grande sensibilità dai progettisti dello studio Acca C di Roma. Nel cambio di destinazione d’uso, tutti gli interventi di maggior impatto del nuovo progetto, quali il sistema dei percorsi di collegamento tra i singoli edifici e gli imponenti impianti di filtraggio dell’acqua marina e di acquacoltura, sono stati realizzati sotto la superficie, e precisamente alla quota di –4.7 metri rispetto al livello del mare. Gli unici oggetti nuovi che, con grande discrezione, sono stati poggiati sulla superficie del Parco, sono dei moduli di struttura metallica di modeste dimensioni. Tre di questi, vuoti e leggeri, funzionano come punti di informazione; gli altri tre, con le loro diverse colorazioni (celeste , giallo, rosso) indicano dall’esterno i punti in cui i tre principali percorsi sotterranei incontrano le quattro navi destinate ai laboratori tematici del Parco del mare; laboratori deputati alla conoscenza dell’habitat sommerso nella sua evoluzione dalle origini ai giorni nostri. Gli spazi destinati alle altre attività del Parco, quali l’accoglienza, la ristorazione, la ricreazione e lo shopping tematico sono stati tutti realizzati nelle strutture già esistenti, semplicemente cambiando la loro destinazione d’uso. Attività che sono state distribuite nei Siluri, nella nave Ammiraglia, nella ex Chiesa e nella ex Infermeria, a cui si accede direttamente dalla quota a livello del mare. Il nuovo è quindi soltanto annunciato dalla cavea a gradoni che conduce il pubblico nella grande piazza coperta denominata “Templa Serena” posta a quota – 4.7 metri, piazza dalla quale inizia il lungo percorso attraverso gli edifici delle: “Nave di Ponente”, “Nave di Levante”, “Nave Maestrale” e “Nave Ammiraglia”, oggi denominati Geopolis e Aquapolis.

Testo tratto dal volume"abbiamo fatto 13"di Daniele Fabbri (dirigente settore urbanistica Cattolica)

Galleria fotografica: gli Edifici e la Storia gentilmente fornite dall' Archivio Storico del Centro Culturale Polivalente di Cattolica e da Dorigo Vanzolini.

 

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