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Novità Acquario di Cattolica

L'ASILO DELLE TARTARUGHE

operazione "chiedo asilo"

La stagione 2009 parte con grandi sorprese. Dalla forte collaborazione tra l'Acquario di Cattolica e l'Acquario di Genova nasce la volontà di potenziare i rapporti con la Stazione Zoologiaca di Napoli. Questa grande sinergia, da vita all'Asilo delle tartarughe, un luogo nato per ospitare giovani tartarughe marine durante le fasi più vulnerabili della loro vita. L'Asilo è un ambiente protetto che potrà garantire a una o a più giovani tartarughe, un periodo di convalescenza prima di essere reintrodotte in natura. Gli ospiti saranno giovani esemplari di Caretta caretta, una specie cosmopolita, comune su tutte le coste del Mediterraneo. Una volta recuperate e curate dalla stazione di Napoli, le piccole tartarughe verranno ospitate e nutrite nel nuovo Asilo all'Acquario di Cattolica, dove lo staff acquariologico si impegnerà a monitorare le variazioni di peso e taglia dei vari esemplari fino a garantirne un perfetto stato per affrontare il mare aperto.

L'Acquario si affianca, grazie alla sua esperienza e alla sua capacità, all'importante lavoro di tutela e salvaguardia di questi rettili marini, già svolto brillantemente da anni, dalla Stazione Zoologica di Napoli "Anton Dohrn".

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Caretta caretta

La Tartaruga comune (Caretta caretta, LINNEO 1758) è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo. La specie è fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane. Di Caretta caretta, come della maggior parte di tartarughe marine, si conosce ancora molto poco.

Le tartarughe, come tutti i rettili, hanno sangue freddo il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare.

In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori.

Sono animali onnivori: si nutrono di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse, ma nei loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi, preservativi, bambole, portachiavi, bottoni, penne, posate e altri oggetti di plastica. In estate, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove gli esemplari adulti sono probabilmente nati. Hanno, infatti, una eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole, appena nate, sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, grazie al magnetismo, ai ferormoni e ad altre caratteristiche ambientali, che permettono loro un imprintig della zona natia. È essenziale che raggiungano il mare da sole, senza contatti umani per non perdere la memoria del nido dove dovrebbero tornare, circa 25 anni dopo, per nidificare.

Gli accoppiamenti avvengono in acqua: le femmine si accoppiano con diversi maschi, collezionandone il seme per le successive nidiate della stagione; il maschio si porta sul dorso della femmina e si aggrappa saldamente alla sua corazza, utilizzando le unghie ad uncino degli arti anteriori, poi ripiega la coda e mette in contatto la sua cloaca con quella della femmina. La copula può durare diversi giorni.

La femmina, avvenuto l'accoppiamento, attende per qualche giorno in acque calde e poco profonde, il momento propizio per deporre le uova. Facilmente possono essere disturbate dalla presenza di persone, animali, rumori e luci. Giunte, con una certa fatica, sulla spiaggia depongono fino a 200 uova, grandi come palline da ping pong, disponendole in buche profonde, scavate con le zampe posteriori, quindi, le ricoprono con cura, per garantire una temperatura di incubazione costante e per nascondere la loro presenza ai predatori. Completata l'operazione fanno ritorno al mare. È un rito che si può ripetere più volte nella stessa stagione, ad intervalli di 10 - 20 giorni.

Le uova hanno un'incubazione tra i 42 e i 65 giorni (si è registrato un periodo lungo di 90 giorni, a causa di una deposizione tardiva che è coincisa con il raffreddamento del suolo) e grazie a meccanismi, non ancora chiariti, si schiudono quasi tutte simultaneamente, nonostante le differenze sostanziali tra i vari substrati che costituiscono la spiaggia dove è avvenuta la deposizione. La temperatura e l'umidità del suolo, la granulometria della sabbia sono fattori determinanti per la riuscita della schiusa. I suoli molto umidi determinano spesso la perdita delle uova, a causa di molte malattie batteriche e fungine che possono manifestarsi, inoltre, alcuni coleotteri possono raggiungere il nido e parassitarle. La temperatura del suolo determinerà il sesso dei nascituri, le uova che si trovano in superficie, si avvantaggiano di una somma termica superiore a quelle che giacciono in profondità, pertanto le uova di superficie daranno esemplari di sesso femminile e quelle sottostanti, di sesso maschile.

I piccoli per uscire dal guscio utilizzano una struttura particolare, il "dente da uovo", che verrà poi riassorbito in un paio di settimane. Usciti dal guscio impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che sormonta il nido e raggiungere la superficie e quindi, in genere, col calare della sera dirigersi verso il mare. In condizioni naturali corrono prontamente verso il mare attirate dalla luce delle stelle che si riflette nell'acqua. Purtroppo la forte antropizzazione determina una concentrazione di luci artificiali che spesso disorientano le piccole appena nate, facendole deviare dal cammino e determinando spesso la perdita di tutta la nidiata. Per evitare tutto questo gli operatori, che custodiscono i nidi, devono accompagnare, illuminando con luci fioche bianche (luci a LED azzurre), il cammino delle piccole verso il mare.

Solo una piccola parte dei neonati riuscirà nell'impresa, alcuni cadranno vittime dei predatori, tra cui anche l'uomo; di quelli che raggiungeranno il mare infine, solo una minima parte sopravviverà sino all'età adulta.

Giunte a mare nuoteranno ininterrottamente per oltre 24 ore per allontanarsi dalla costa e raggiungere la piattaforma continentale, dove le correnti concentrano una gran quantità di nutrienti. Questo è dato da un forte impulso che fa parte dell'istinto, grazie al fatto che la natura ha fatto si che una parte del tuorlo dell'uovo venisse immagazinato nelle pinne. Le pinne con un carburante simile, composto da sostanze grasse e zuccheri consentiranno alle piccole di nuotare notte e giorno senza interruzione, fino a che esaurite le energie avranno raggiunto le aree ricche di plancton di cui si cibano.

Dove esattamente trascorrano i primi anni della loro vita è un mistero che i biologi non sono ancora riusciti a spiegare; solo dopo alcuni anni di vita, raggiunte dimensioni che le mettono al riparo dai predatori, faranno ritorno alle zone costiere. Alcune osservazioni, fatte in collaborazione con i pescatori della costa jonica calabrese, hanno consentito di censire diverse centinaia di esemplari quasi coetanei, che soggiornano in un punto determinato, di fronte al faro di Capospartivento, dove si incontrano delle correnti importanti in una zona di calma, al confine delle correnti le tartarughe passerebbero diversi anni prima di iniziare la grande migrazione verso altri mari.


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il turtle point

II Turtle point è una sezione distaccata della Stazione Zoologica "Anton Dohrn" di Napoli, specializzata nella cura e nella riabilitazione delle tartarughe marine, trovate in difficoltà a causa delle attività umane o di fattori ambientali sfavorevoli.

Il centro si sviluppa su un'area di oltre 600 metri quadrati. Nato nel 2004 per far fronte al numero sempre crescente di animali ricoverati presso il Rescue Center dell'Acquario della Stazione Zoologica, il Turtle Point può ospitare fino a 40 tartarughe in vasche di riabilitazione alimentate con acqua di mare in circuito chiuso. All'interno della struttura sono stati realizzati un acquario marino con flora e fauna del Mediterraneo, una vasca per le tartarughe palustri, un piccolo museo, una mostra fotografica sul mare, un laboratorio attrezzato per le analisi ed i trattamenti topici.

Al Turtle Point vengono trasferite le tartarughe marine curate nel Rescue Center dell'Acquario che necessitano di un periodo di convalescenza prima di essere rimesse in libertà. Durante la permanenza gli animali sono tenuti sotto costante osservazione per verificare se hanno riacquistato la capacità di nuotare, di fare apnea e di regolare la galleggiabilità nella colonna d'acqua, parallelamente ne vengono monitorati le variazioni di peso e taglia, l'attività alimentare ed i valori del sangue. Numerosi sono poi gli studi incentrati sulla biologia, fisiologia ed ecologia di questi rettili marini. Di particolare rilievo ed interesse quelli che, grazie all'utilizzo di nuove tecnologie, quali trasmettitori satellitari e microcomputer, stanno mettendo in luce aspetti della vita di questi animali ancora poco conosciuti.

Il Turtle Point è anche un importante centro di divulgazione e di sensibilizzazione ambientale.

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L\'asilo delle tartarughe
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