SALVA UNA SPECIE

salva una specie

L’Acquario di Cattolica, consapevole che solo attraverso la conoscenza si può intervenire per la conservazione dell’ambiente, si fa promotore di “Salva una specie in pericolo” un progetto che nasce per contribuire attivamente al sostegno di programmi nazionali e internazionali con l’obiettivo di valorizzare e sostenere tutte quelle realtà selezionate che si impegnano concretamente nella tutela e nella salvaguardia delle specie minacciate.

 

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO si pone come obiettivo quello di sostenere e valorizzare le realtà impegnate quotidianamente nel creare un futuro per molte specie a rischio. Questo è possibile grazie all'ampia rete di collaborazione con le migliori strutture di salvaguardia di queste specie, attraverso progetti mirati e documentati, condotti da équipe specializzate in varie parti del mondo e nel bacino del Mediterraneo.

 

Il progetto "Salva una specie in pericolo" si impegna a mostrare caratteristiche e condizioni di alcuni animali selezionati sul Pianeta contribuendo a dar luce a quelle realtà che gestiscono e lavorano per migliorarne lo stato.

 

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pinguiniamo

I pinguini di Humboldt non abitano il continente Antartico ma si distribuiscono in regioni temperate del Pianeta difendendosi persino dal calore soffocante dell’estate. Studi recenti hanno dimostrato che più che di acque gelide, questi uccelli hanno bisogno di mari a temperatura quasi costante, con variazioni annue inferiori ai 5 gradi. I pinguini di Humboldt si trovano lungo le coste del Perù e del Cile e vivono ad una temperatura che varia da – 3 C° a + 24 C°. Si nutrono principalmente di molluschi, sardine e Krill. Per cacciare non superano i 30 m di profondità e rimangono sempre in gruppo. La maturità sessuale si manifesta tra i 2 e i 7 anni e solitamente formano coppie fisse per tutta la vita. Depongono normalmente 2 uova che sono covate per 42 giorni da entrambi gli individui.

 

Stato della popolazione

 

Vulnerabile, in fase di decrescita. Dati Red list IUCN.

Fattori che ne determinano lo stato

La forte degradazione dell’ambiente, la limitata pescosità delle acque, la raccolta di guano, l’inquinamento cronico da petrolio, il turismo ed i cambiamenti climatici minacciano drasticamente l’habitat naturale di questi pinguini. Sud America

 

Luoghi e ambienti da difendere

 

A Punta San Juan, in Perù si creano correnti di risalita ricchissime di nutrienti che garantiscono un ambiente fertile per la fonte principale di cibo dei pinguini. Per questo motivo il pinguino di Humboldt e molti altri uccelli marini per secoli hanno scelto questa località come sito per la riproduzione. La loro costante presenza ha prodotto alcuni dei campi di guano (escrementi) più fertili del mondo. Il guano fornisce un morbido supporto per i pinguini di Humboldt dove poter scavare le loro tane per la nidificazione. Per questo motivo circa la metà di tutta la popolazione peruviana di pinguini di Humboldt identifica Punta San Juan come la propria casa.
L’incontrollata ed eccessiva pesca commerciale, la raccolta di guano per uso fertilizzante, ha portato la popolazione dei pinguini di Humboldt a diminuire significativamente negli ultimi 20 – 30 anni. Oggi il pinguino di Humboldt è indicato come “a rischio di estinzione” dalla Red list della IUCN.

 

Obiettivo

 

Facilitare la designazione di Punta San Juan come riserva marina protetta assicurando il futuro del pinguino di Humboldt in questo bellissimo ambiente.

 

Come agire?

 

Supportare economicamente realtà impegnate concretamente nella tutela dei Pinguini di Humboldt.

 

Non è facile essere un pinguino di Humboldt. Questi uccelli devono affrontare una serie di rischi naturali e antropici per sopravvivere. Ad esempio in mare esistono vari predatori come foche leopardo, leoni marini, squali e orche. I rischi arrivano anche dalla terraferma, le loro uova, infatti, e i loro pulcini possono cadere vittime di volpi, serpenti, ma anche di cani e gatti. Inoltre la forte competizione alimentare con l’uomo non li aiuta. La condivisione del loro habitat è molto minacciata a causa della raccolta di guano, del turismo e dell’inquinamento.

 

In Perù i pinguini di Humbold hanno usufruito per secoli delle riserve naturali di guano per la loro nidificazione. Questo substrato importante per il loro habitat a causa di una massiccia raccolta da parte dell’uomo sta diminuendo drasticamente minacciando così la crescita della popolazione.

 

Nello stesso momento in cui il numero di pinguini di Humboldt diminuisce, molte persone stanno lavorando per invertire tale tendenza.

 

Il Saint Louis zoo è un giardino zoologico degli Stati Uniti che sta guidando i progetti di conservazione dei pinguini di Humboldt in Perù. Membri e ricercatori dello Zoo hanno partecipato a campagne semestrali per la tutela dei pinguini di Humboldt in Punta San Juan agendo anche in qualità di osservatori internazionali per il primo raccolto sostenibile del guano in una delle colonie di nidificazione di pinguini più attive.

 

Il WildCare Institute stà sostenendo personale di ricerca a Punta San Juan e stà lavorando per designare Punta San Juan come riserva marina protetta.

 

Segui i risultati della campagna 2010 per la salvaguardia dei Pinguini di Humbolt

 

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO contribuisce attivamente alla tutela dei pinguini di Humboldt a Punta San Juan unendosi insieme ad altri progetti nel sostenere il Wildcare Institute promosso dal Saint Louis Zoo, devolvendo parte dei ricavi ottenuti dalla vendita di un peluche. Il Saint Louis Zoo ha inviato personale per aiutare a monitorare l’estrazione sostenibile di guano nelle aree a loro dedicate e stà raccogliendo gli sforzi da parte di tutte quelle realtà che si impegnano attraverso la raccolta di fondi a contribuire attivamente alla salvaguardia di questi uccelli.

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squaloanch'io

Gli squali e i loro vicini parenti, le razze, sono particolarmente sensibili al sovrasfruttamento, in quanto sono animali caratterizzati da una crescita lenta, raggiungono tardi la maturità sessuale ed hanno una scarsa fertilità. Comparsi sul pianeta 400 milioni di anni fà oggi rischiano l’estinzione a causa dell’uomo.

 

Stato della popolazione in Mediterrane

 

Gravemente in Pericolo:
pesce angelo
mako
smeriglio

In Pericolo:
mobula
squalo plumbeo

Vulnerabile:
la verdesca

“La preoccupazione principale non è tanto per la singola specie – per quanto importante possa essere – ma per l’impatto complessivo di questa importante perdita di biodiversità” dichiara Annabelle Cuttelod, coordinatrice della Lista Rossa mediterranea al Centro per la Cooperazione Mediterranea della IUCN.

 

Fattori che ne determinano lo stato

 

L’Unione Europea (UE) rappresenta un importante e significativo consumatore e commerciante di squali. Nel 2004 i Paesi UE hanno importato più di 26.000 tonnellate di carne di squalo – quasi il 30% delle importazioni mondiali. Lo stesso anno, i paesi europei hanno esportato più di 40.000 tonnellate di carne di squalo, pinne e altri prodotti, ovvero poco meno del 40% delle esportazioni mondiali.

In Europa ci sono alcune delle nazioni più importanti al mondo per la pesca degli squali. I paesi europei – soprattutto la Spagna, Francia, Portogallo e Regno Unito – catturano circa 100,000 tonnellate di carne di squalo l’anno. I pescherecci europei pescano in tutto il mondo. L’Italia è al primo posto tra i Paesi europei per la cattura di squali nel Mediterraneo. Nel 2004 in Italia le catture di squali rilevate superano le 1000 tonnellate.

L’Italia è tra i maggiori importatori di squali. Nel 2005 si è classificata al terzo posto a livello mondiale. Queste importazioni consistono principalmente in carne di squalo congelata, surgelata o fresca.

La pratica del finning (che consiste nel taglio delle pinne dello squalo e il successivo abbandono dell’animale in mare) è proibita a tutti i pescherecci europei e in tutte le acque. L’applicazione di tale divieto è debole in quanto esistono molte scappatoie a tale normativa.

 

Luoghi e ambienti da difendere

 

Le cifre sono ufficiali: il 42% delle specie di squali e razze del Mediterraneo è a rischio estinzione. E’ la più alta percentuale al mondo rispetto alle altre regioni stimate. Nonostante queste statistiche e la realizzazione del Piano d’azione per la Conservazione dei Pesci Cartilaginei dell’UNEP, la maggior parte degli squali in Mediterraneo non viene protetta dalla pesca eccessiva.

 

Obiettivo

 

La regolamentazione Europea sul finning è attualmente considerata fra le più deboli al mondo e contiene scappatoie che ne impediscono l’applicazione, dando così la possibilità ai pescatori di tagliare le pinne (si stima a due squali su tre) senza essere scoperti o puniti. Il modo più semplice ed efficace per far rispettare il divieto di finning, è richiedere che gli squali vengano sbarcati con le pinne attaccate. L’attivazione del nuovo Piano d’azione comunitario per gli squali e il rafforzamento del divieto al finning potrebbe migliorare questa situazione. A differenza di alcuni Paesi europei, l’Italia non ha adottato alcuna protezione nazionale in favore degli squali. Non esistono limiti europei o internazionali alle catture per la verdesca, il mako, lo squalo volpe, il gattuccio, il palombo, il gattopardo, il notidano e lo squalo grigio.

 

Come agire?

 

L’Acquario di Cattolica dal 2003 combatte il finning. Oggi, grazie al suo progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO, vuole contribuire attivamente alla tutela degli squali in Mediterraneo attraverso una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme da consegnare ai nostri parlamentari.

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tartamica

La Tartaruga comune (Caretta caretta, LINNEO 1758) è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo. La specie è molto minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e a rischio di estinzione nelle acque territoriali italiane. La Caretta caretta è una tartaruga ancora poco conosciuta come del resto la maggior parte delle tartarughe marine.

 

Sono animali perfettamente adattati alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Alla nascita misura circa 5 cm. La lunghezza di un esemplare adulto è di 80 – 140 cm, con un peso variabile tra i 100 ed i 160 kg.

 

Le tartarughe, come tutti i rettili, hanno sangue freddo il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare.

 

In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori.

 

Sono animali onnivori, si nutrono di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse, ma nei loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi, preservativi, bambole, portachiavi, bottoni, penne, posate e altri oggetti di plastica.

 

In estate, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove gli esemplari adulti sono probabilmente nati.

 

Hanno, infatti, un’eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole, appena nate, sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, grazie al magnetismo, ai ferormoni e ad altre caratteristiche ambientali, che permettono loro un imprintig della zona natia.

 

È essenziale che raggiungano il mare da sole, senza contatti umani per non perdere la memoria del nido dove dovrebbero tornare, circa 25 anni dopo, per nidificare.

 

Stato della popolazione

 

Vulnerabile. Dati Red list IUCN .

 

Fattori che ne determinano lo stato

 

Secondo i dati della FAO ogni anno, fino a 60.000 tartarughe marine, sono catturate accidentalmente nel Mediterraneo durante le operazioni di pesca professionale: di queste 10.000 solo in Italia, con una mortalità degli animali che va dal 10 al 15%. Ogni peschereccio può arrivare a catturare involontariamente fino a venti tartarughe in una sola battuta di pesca. Le minacce che mettono a rischio la vita delle tartarughe marine Caretta caretta – la specie più diffusa nel Mediterraneo – sono anche altre: l’intenso traffico nautico, il turismo nelle spiagge dove avviene la deposizione delle uova, l’erosione delle coste e l’inquinamento delle acque.

 

Luoghi e ambienti da difendere Le principali zone di nidificazione in Mediterraneo

 

Nel Mediterraneo gli ambienti di riproduzione sono ormai limitatissimi per il disturbo umano dovuto al turismo balneare.

 

Le principali zone di nidificazione in Italia sono:

 

* la spiaggia della Pozzolana di Ponente di Linosa
* la spiaggia dell’Isola dei conigli di Lampedusa
* la spiaggia di Spropoli a Palizzi in provincia di Reggio Calabria
* l’oasi faunistica di Vendicari Noto - Contrada Cittadella-Spiaggia di circa 800 metri, area protetta e tutelata dal corpo forestale regionale

 


Le nidificazioni al di fuori delle aree riproduttive avvengono spesso ad opera di tartarughe primipare, o non perfettamente in salute che vinte dalle correnti sono costrette a nidificare in località lontane e diverse da quelle naturali. Si assiste in questo caso alla perdita di quasi tutte le uova, per fattori diversi, come mancata fecondazione, uova non perfettamente formate e soprattutto per fattori ambientali legati al clima ed ai suoli.

 

Obiettivo

 

Informare e sensibilizzare il grande pubblico sullo stato di queste tartarughe mostrandone le cause principale che minacciano questa specie. Agire concretamente attraverso la salvaguardia ed il recupero di animali in difficoltà.

 

Il ruolo dell'Acquario di Cattolica

 

Grazie alla forte collaborazione tra l'Acquario di Cattolica e l'Acquario di Genova nasce nel 2009 la volontà di potenziare i rapporti con la Stazione Zoologica di Napoli. Questa grande sinergia dà vita all'Asilo delle tartarughe, un luogo nato per ospitare giovani tartarughe marine durante le fasi più vulnerabili della loro vita. L’Asilo è un ambiente protetto che può garantire ad una o a più giovani tartarughe, un periodo di convalescenza prima di essere reintrodotte in natura. Gli ospiti sono giovani esemplari di Caretta caretta, una specie cosmopolita, comune su tutte le coste del Mediterraneo. Una volta recuperate e curate dalla stazione di Napoli, le piccole tartarughe sono ospitate e nutrite nel nuovo Asilo all'Acquario di Cattolica, dove lo staff acquariologico si impegna a monitorare le variazioni di peso e taglia dei vari esemplari fino a garantirne un perfetto stato per affrontare il mare aperto.

 

L'Acquario di Cattolica si affianca, grazie alla sua esperienza e alla sua capacità, all’importante lavoro di tutela di questi rettili marini, svolto brillantemente da anni, dalla Stazione Zoologica di Napoli “Anton Dohrn”.

 

I risultati

 

Dopo 3 anni di lavoro i risultati sono interessanti. Grazie all’investimento dell’Acquario di Cattolica ed al nuovo asilo si denota un miglioramento dei tempi di recupero delle giovani tartarughe ospitate ed una crescita più rapida rispetto alle classiche vasche di raccolta e monitoraggio. Tanto ancora deve essere fatto per permettere alla stazione di Napoli di poter investire su nuove strutture ed ospitare il maggior numero di tartarughe possibili permettendogli di tornare in mare nel modo più sicuro per la loro incolumità.

 

Come agire?

 

Supportare economicamente realtà impegnate concretamente nella tutela delle tartarughe Caretta caretta.

 

Il Turtle Point è un importante centro di divulgazione e di sensibilizzazione ambientale. E’ una sezione distaccata della Stazione Zoologica di Napoli “Anton Dohrn” di Napoli, specializzata nella cura e nella riabilitazione delle tartarughe marine, trovate in difficoltà a causa delle attività umane. Il centro si sviluppa su un'area di oltre 600 metri quadrati.

 

Nato nel 2004 per far fronte al numero sempre crescente di animali ricoverati presso il Rescue Center dell'Acquario della Stazione Zoologica, il Turtle Point può ospitare fino a 40 tartarughe in vasche di riabilitazione alimentate con acqua di mare in circuito chiuso.

 

All’interno della struttura sono stati realizzati un acquario marino con flora e fauna del Mediterraneo, una vasca per le tartarughe palustri, un piccolo museo, una mostra fotografica sul mare, un laboratorio attrezzato per le analisi e per trattamenti tipici.

 

Al Turtle Point vengono trasferite le tartarughe marine curate nel Rescue Center dell’Acquario di Napoli che necessitano di un periodo di convalescenza prima di essere rimesse in libertà. Durante la permanenza in questi ambienti, gli animali sono tenuti sotto costante osservazione, per verificare se hanno riacquistato la capacità di nuotare, di fare apnea e di regolare la galleggiabilità nella colonna d’acqua.

 

Parallelamente sono monitorate le variazioni di peso e taglia, l’attività alimentare ed i valori del sangue. Numerosi sono poi gli studi incentrati sulla biologia, fisiologia ed ecologia di questi rettili marini. Di particolare rilievo ed interesse quelli che, grazie all'utilizzo di nuove tecnologie, quali trasmettitori satellitari e microcomputer, stanno mettendo in luce aspetti della vita di questi animali ancora poco conosciuti.

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