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SALVA UNA SPECIE

Plastifiniamola

Specie a rischio

Sono almeno 267 le specie nei cui stomaci si trovano pezzi più o meno grandi di plastica.

Fattori che ne determinano lo stato

Secondo un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (PNUA) le plastiche, in particolare i sacchetti e le bottiglie in PET,  sono i rifiuti marini più diffusi al mondo:  in molti mari regionali costituiscono oltre l’80% dei rifiuti presenti.

Gli avanzi di plastica si accumulano negli ambienti terrestri e marini di tutto il mondo, si decompongono lentamente in piccoli pezzi tossici che possono essere consumati dagli esseri viventi a tutti i livelli della catena alimentare.  Ogni anno gli esseri umani usano centinaia di miliardi di sacchetti (100 miliardi solo negli Stati Uniti, secondo il World Watch Institute). Se ne ricicla soltanto una piccola percentuale,  mentre la maggior parte non serve che per pochi istanti  (il più delle volte solo per il breve tragitto dal negozio a casa). In natura, invece, sopravvivono per migliaia d’anni.

Capacità di un composto chimico di decomporsi per mezzo di batteri:

Fazzoletto di carta 4 settimane
Quotidiano 6 settimane
Stoffa e lana 8 - 10 mesi
Rivista carta patinata 8 - 10 mesi
Sigaretta senza filtro 3 mesi
Fiammifero 6 mesi
Mozzicone di sigaretta 1 anno e più
Chewing-gum 5 anni
Lattina di alluminio 10 anni
Sacchetto di plastica 500 anni e più
Tessuto sintetico 500 anni e più
Bottiglia di plastica quasi 100 anni
Accendini 100 anni
Assorbenti e pannolini 200 anni
Carte telefoniche 1000 anni
Bottiglie di vetro Indeterminato

Lo chiamano Pacific Trash Vortex, il vortice di spazzatura dell'Oceano Pacifico, ha un diametro di circa 2500 chilometri è  profondo 30 metri ed è composto per l'80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. Il peso complessivo di questa "isola" di rifiuti raggiunge i 3,5 milioni di tonnellate", isole invisibili a occhio nudo che si trovano a pochi cm sotto la superficie dell'acqua, composte da un'infinità di rifiuti di varie dimensioni.

Rapporto PNUA

Secondo il rapporto del PNUA, (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) in un studio, realizzato dalla Commissione internazionale per la gestione sostenibile delle risorse «i sacchetti di plastica usa e getta soffocano la vita marina e dovrebbero essere vietati o eliminati al più presto». La plastica costituisce circa il 70 – 80% dei rifiuti marini macroscopici in mare aperto e sulle coste la situazione è ancora peggiore: i sacchetti di plastica rappresentano la quarta tipologia di rifiuti più frequenti, dopo le bottiglie di plastica, le sigarette e i mozziconi. Tra Italia, Spagna e Francia galleggiano 500 tonnellate di plastica, con una concentrazione maggiore di quella della cosiddetta «isola galleggiante» nell'oceano Atlantico e quella ancora più grande presente nel Pacifico. Lo ha scoperto la ricerca L'impatto della plastica e dei sacchetti sull'ambiente marino, realizzata da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica Daphne di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente.

Expedition Med, su 40 stazioni analizzate al largo di Francia, Spagna e Nord Italia, nel 90% dei casi ha riscontrato la presenza di rifiuti in plastica, prevalentemente frammenti del peso medio di 1,8 milligrammi, entro 20 centimetri dalla superficie dell'acqua. Secondo l'Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare (Ifremer) e l'Università di Liegi, nell'estate 2010 la concentrazione più alta nel Mediterraneo era nel nord del Tirreno e a largo dell'isola d'Elba con 892 mila frammenti plastici per chilometro quadro, rispetto a una media di 115 mila.

TIPOLOGIE PIÙ FREQUENTI DI RIFIUTO MARINO RITROVATI DURANTE LA CAMPAGNA MEDITERRANEA DELLA ICC (2002-2006)

Nel mare Adriatico la plastica sta uccidendo le tartarughe di mare Caretta caretta.  Fra le tartarughe trovate morte, una su tre ha frammenti di plastica nel tubo digerente. Come minimo questi detriti sottraggono spazio al cibo. Come massimo provocano la morte.  Lo ha documentato una ricerca dell’Università di Zagabria sul periodico scientifico Marine Pollution Bulletin. 

L’inquinamento chimico dell’Adriatico è noto e studiato da tempo: ma è la prima volta che gli scienziati si occupano dei rifiuti solidi. E hanno scoperto che la situazione è seria. 

Anche se i siti di riproduzione sono più a Sud, l’Adriatico settentrionale è un luogo molto importante per le tartarughe di mare: le acque costiere sono basse e tiepide, ed è uno dei pochi luoghi del Mediterraneo in cui anche le tartarughine giovani possono nutrirsi di organismi bentonici, cioè che vivono sui fondali. Però sui fondali c’è anche la plastica. Gli studiosi di Zagabria hanno effettuato l’autopsia su 54 tartarughe che il mare ha buttato a riva morte, o che sono morte impigliate nelle reti dei pescatori. Ebbene, 1/3 di questi 54 animali aveva frammenti di plastica nel tubo digerente: sacchetti per la spesa, imballaggi, cordini, polistirolo espanso, filo per la pesca.  Una tartaruga aveva addirittura ingerito 15 pezzi di plastica, che occupavano quasi per intero il suo stomaco: anche se pesavano complessivamente solo 0,7 grammi, secondo gli scienziati sono stati probabilmente sufficienti ad ucciderel’animale.  Le tartarughe sono animali “opportunisti”, cioè che mangiano di tutto, senza andare tanto per il sottile e questo spiega perchè così spesso finiscano per ingerire la plastica. 

Obiettivo

È importante che ognuno faccia ciò che può nel limite del possibile per diminuire l'inquinamento della nostra Madre Terra, ma soprattutto serve un cambiamento di rotta anche sociologico mediante il quale cambiare la mentalità delle persone da "consumatori  a consumatori responsabili.

Come agire?

Secondo il rapporto del PNUA.  La commissione ricorda che le famiglie sono in ultima analisi responsabili di molti degli impatti ambientali. Secondo i ricercatori, per proteggere le tartarughe e le altre specie minacciate dovremmo stare più attenti a ciò che buttiamo in mare.

La plastica, quando finisce in un corso d’acqua, prima o poi entra in mare. È praticamente indistruttibile: le onde e il sole la frammentano, ma non scompare. Le correnti tendono ad accumularla in alcuni punti: ma è praticamente onnipresente negli oceani.

L'Expedition M.E.D. 2010 / 2013 è una campagna scientifica contro l’inquinamento  ambientale della plastica nel Mediterraneo; che mobilita una squadra di ricercatori provenienti da una decina di laboratori universitari europei. Inedito in Francia e in Europa, questo programma di ricerca mette in luce un fenomeno allarmante, la presenza di un inquinamento quasi invisibile, che potrebbe contaminare la nostra catena alimentare con  microframmenti di plastica. 

Raccontare e sensibilizzare le nuove generazione può garantire un futuro più concreto per tutte quelle forme viventi che abitano i nostri mari. Acquario di Cattolica grazie a Salva una specie in pericolo vuole sostenere questagrande campagna comunicando e facendo conoscere questa bella iniziativa promossa da Expedition MED 2010-2013. Sostieni e  sottoscrivi questa petizione occorrono 1 milione di firme, vai al link di expediscion Med: Firma subito

Il progetto dell'Acquario  "Caro Ministro..." 

“Caro Ministro…Plastifiniamola”, è un evento denuncia che l’11 dicembre, 106 alunni delle prime classi della Scuola Secondaria di I° grado “E. Filippini” di Cattolica, hanno realizzato all’ Acquario di Cattolica.

Una performance artistico/ teatrale attraverso l’interpretazione delle cattive e delle buone azioni quotidiane per esprimere la consapevolezza dei danni che l’uomo provoca nei confronti dell’ambiente, in particolare quello marino. Il loro è stato un “invito” a mettere in pratica il principio di ridurre, riutilizzare e riciclare i rifiuti a partire dal loro gesto di “metterci la faccia”.

I consigli, le riflessioni e i suggerimenti prodotti in un documento scritto e nel video della performance, frutto del lavoro di tre mesi di ricerca con docenti ed esperti, sono stati letti e successivamente trasmessi al Ministro dell’Ambiente del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti dall’Assessore all’ Ambiente del Comune di Cattolica, Leo Cibelli, a nome dei ragazzi.

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Salva una specie in pericolo

salva una specie

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO  si pone come obiettivo quello di sostenere e valorizzare le realtà impegnate quotidianamente nel creare un futuro per molte specie a rischio. Questo è possibile grazie all'ampia rete di collaborazione con le migliori strutture di salvaguardia di queste specie, attraverso progetti mirati e documentati, condotti da équipe specializzate in varie parti del mondo e nel bacino del Mediterraneo.

Nato all'Acquario di Cattolica nel 2010 e oggi sposata dai parchi del gruppo Costa Parchi Edutainment (Acquario di Cattolica, Oltremare e Italia in Miniatura), "SALVA", oltre le tartarughe marine, sostiene anche altri progetti che attualmente riguardano testuggini palustri, squali, pinguini di Humboldt, storioni, delfini, api e fenicotteri.
In 5 anni, ottimi risultati sono stati ottenuti ma tanto ancora è da sviluppare e per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto. 

Il gruppo Costa Parchi Edutainment devolve parte del proprio ricavato relativo alla vendita di  pelouches (delfino, tartaruga, squalo,ape) e miele a sostegno di programmi nazionali ed internazionali di conservazione degli ambienti e di alcune specie minacciate. 


GLI IMPEGNI DEL GRUPPO COSTA PARCHI EDUTAINMENT

1- Sensibilizzare e coinvolgere il pubblico attraverso il contatto diretto con animali e specie presenti sia nel nostro territorio che in ambienti lontani
2- Avvicinare le nuove generazioni al mondo animale attraverso la divulgazione e il contatto emotivo
3- Creare attività e progetti educativi di approfondimento adatti al mondo scolastico ed universitario

4- Contribuire,  attraverso i grandi progetti internazionali di salvaguardia  e di conservazione, alla tutela del  patrimonio genetico delle specie in pericolo.


L’impegno etico di ogni persona che si lega alle strutture del gruppo Costa Parchi Edutainment attraverso un rapporto lavorativo o di studio o semplicemente attraverso una visita, deve portate il singolo individuo ad una consapevolezza più profonda dell’attuale stato di conservazione di molte specie sia in ambiente naturale che in ambiente controllato. 

Acquario di Cattolica, Oltremare ed Itailia in Miniatura non rappresentano quindi solo una finestra per mostrare le bellezze del Pianeta, ma  luoghi di approfondimento che possono contribuire attivamente attraverso la propria politica di gestione ad una giusta sensibilizzazione, migliorando grazie anche al tuo contributo il futuro di queste specie. Creare opportunità, spunti di dialogo e documenti informativi migliorano lo stato di coscienza attuale di ognuno di noi, contribuendo attivamente alla sensibilizzazione collettiva. 

Di fronte alla drammatica situazione di alcune specie in natura, Acquario di Cattolica, Oltremare ed Italia in Miniatura diventano luoghi ancora più preziosi, testimoni del valore della vita e mezzi di conservazione del suo patrimonio genetico. 

Proteggiamo la natura

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO si impegna a mostrare caratteristiche e condizioni di alcuni animali selezionati sul Pianeta contribuendo a dar luce a quelle realtà che gestiscono e lavorano per migliorarne lo stato. 

Aiutaci a garantire un futuro a tante specie

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pinguiniamo

I pinguini di Humboldt non abitano il continente Antartico ma si distribuiscono in regioni temperate del Pianeta difendendosi persino dal calore soffocante dell’estate. Studi recenti hanno dimostrato che più che di acque gelide, questi uccelli hanno bisogno di mari a temperatura quasi costante, con variazioni annue inferiori ai 5 gradi. I pinguini di Humboldt si trovano lungo le coste del Perù e del Cile e vivono ad una temperatura che varia da – 3 C° a + 24 C°. Si nutrono principalmente di molluschi, sardine e Krill. Per cacciare non superano i 30 m di profondità e rimangono sempre in gruppo. La maturità sessuale si manifesta tra i 2 e i 7 anni e solitamente formano coppie fisse per tutta la vita. Depongono normalmente 2 uova che sono covate per 42 giorni da entrambi gli individui. 

I pinguini in ambiente controllato

I pinguini di Humboldt presenti all’interno dell’Acquario di Cattolica non sono stati prelevati dal loro ambiente naturale. Questi splendidi animali sono tutti nati in ambiente controllato e provengono da realtà che si occupano di Conservazione e Salvaguardia. Tale operazione è stata possibile grazie alla collaborazione conEAZA  (Associazione Europea Zoo ed Acquari), che coinvolge varie strutture sia italiane che europee. Guarda i pinguini presenti all'Acquario di Cattolica direttamente dalla Web Cam

Stato della popolazione

Vulnerabile, in fase di decrescita. Dati Red list IUCN.

Fattori che ne determinano lo stato

La forte degradazione dell’ambiente, la limitata pescosità delle acque, la raccolta di guano, l’inquinamento cronico da petrolio, il turismo ed i cambiamenti climatici  minacciano drasticamente l’habitat naturale di questi pinguini. 

Luoghi e ambienti da difendere

Punta San Juan, in Perù si creano correnti di risalita ricchissime di nutrienti che garantiscono un ambiente fertile per la fonte principale di cibo dei pinguini. Per questo motivo il pinguino di Humboldt e molti altri uccelli marini per secoli hanno scelto questa località come sito per la riproduzione. La loro costante presenza ha prodotto alcuni dei campi di guano (escrementi) più fertili del mondo. Il guano fornisce un morbido supporto per i pinguini di Humboldt dove poter scavare le loro tane per la nidificazione. Per questo motivo circa la metà di tutta la popolazione peruviana di pinguini di Humboldt identifica Punta San Juan come la propria casa. 
L’incontrollata ed eccessiva pesca commerciale, la raccolta di guano per uso fertilizzante, ha portato la popolazione dei pinguini di Humboldt a diminuire significativamente negli ultimi 20 – 30 anni.  Oggi il pinguino di Humboldt è indicato come “a rischio di estinzione” dalla Red list della IUCN.
 
  • Obiettivo
Facilitare la designazione di Punta San Juan come riserva marina protetta assicurando il futuro del pinguino di Humboldt in questo bellissimo ambiente.
 
  • Come agire?

Supportare economicamente realtà impegnate concretamente nella tutela dei Pinguini di Humboldt.

Non è facile essere un pinguino di Humboldt. Questi uccelli devono affrontare una serie di rischi naturali e antropici per sopravvivere. Ad esempio in mare esistono vari predatori come foche leopardo, leoni marini, squali e orche. I rischi arrivano anche dalla terraferma, le loro uova, infatti, e i loro pulcini possono cadere vittime di volpi, serpenti, ma anche di cani e gatti. Inoltre la forte competizione alimentare con l’uomo non li aiuta. La condivisione del loro habitat è molto minacciata a causa della raccolta di guano, del turismo e dell’inquinamento.

In Perù i pinguini di Humbold hanno usufruito per secoli delle riserve naturali di guano per la loro nidificazione. Questo substrato importante per il loro habitat a causa di una massiccia raccolta da parte dell’uomo sta diminuendo drasticamente minacciando così la crescita della popolazione. 

Nello stesso momento in cui il numero di pinguini di Humboldt diminuisce, molte persone stanno lavorando per invertire tale tendenza. 

Il Saint Louis zoo è un giardino zoologico degli Stati Uniti che sta guidando i progetti di conservazione dei pinguini di Humboldt in Perù. Membri e ricercatori dello Zoo hanno partecipato a campagne semestrali per la tutela dei pinguini di Humboldt in Punta San Juan agendo anche in qualità di osservatori internazionali per il primo raccolto sostenibile del guano in una delle colonie di nidificazione di pinguini più attive. 

Il WildCare Institute stà sostenendo personale di ricerca a Punta San Juan e stà lavorando per designare Punta San Juan come riserva marina protetta. 

Segui i risultati della  campagna 2010  per la salvaguardia dei Pinguini di Humbolt 

Il progetto  SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO  contribuisce attivamente alla tutela dei pinguini di Humboldt aPunta San Juan unendosi insieme ad altri progetti  nel sostenere il Wildcare Institute promosso dal Saint Louis Zoo, devolvendo parte dei ricavi ottenuti dalla vendita di un peluche. Il Saint Louis Zoo ha inviato personale per aiutare a monitorare l’estrazione sostenibile di guano nelle aree a loro dedicate e stà raccogliendo gli sforzi da parte di tutte quelle realtà che si impegnano attraverso la raccolta di fondi a contribuire attivamente alla salvaguardia di questi uccelli. 

Salva ora!

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squaloanch'io

Gli squali e i loro vicini parenti, le razze, sono particolarmente sensibili al sovrasfruttamento, in quanto sono animali caratterizzati da una crescita lenta, raggiungono tardi la maturità sessuale ed hanno una scarsa fertilità. Comparsi sul pianeta 400 milioni di anni fa oggi rischiano l’estinzione a causa dell’uomo.

Stato della popolazione in Mediterraneo

Gravemente in Pericolo:
pesce angelo 
mako 
smeriglio 
squalo toro

In Pericolo: 
mobula
squalo plumbeo 

Vulnerabile:
la verdesca 

“La preoccupazione principale non è tanto per la singola specie – per quanto importante possa essere – ma per l’impatto complessivo di questa importante perdita di biodiversità” dichiara Annabelle Cuttelod, coordinatrice della Lista Rossa mediterranea al Centro per la Cooperazione Mediterranea della IUCN.



Fattori che ne determinano lo stato

L’Unione Europea (UE) rappresenta un importante e significativo consumatore e commerciante di squali. Nel 2004 i Paesi UE hanno importato più di 26.000 tonnellate di carne di squalo – quasi il 30% delle importazioni mondiali. Lo stesso anno, i paesi europei hanno esportato più di 40.000 tonnellate di carne di squalo, pinne e altri prodotti, ovvero poco meno del 40% delle esportazioni mondiali. 

In Europa ci sono alcune delle nazioni più importanti al mondo per la pesca degli squali. I paesi europei – soprattutto la Spagna, Francia, Portogallo e Regno Unito – catturano circa 100,000 tonnellate di carne di squalo l’anno. I pescherecci europei pescano in tutto il mondo. L’Italia è al primo posto tra i Paesi europei per la cattura di squali nel Mediterraneo. Nel 2004 in Italia le catture di squali rilevate superano le 1000 tonnellate.

L’Italia è  tra i maggiori importatori di squali. Nel 2005 si è classificata al terzo posto a livello mondiale. Queste importazioni consistono principalmente in carne di squalo congelata, surgelata o fresca. 

La pratica del finning (che consiste nel taglio delle pinne dello squalo e il successivo abbandono dell’animale in mare) è proibita a tutti i pescherecci europei e in tutte le acque.  L’applicazione di tale divieto è debole in quanto esistono molte scappatoie a tale normativa. 

Luoghi e ambienti da difendere

Le cifre sono ufficiali: il 42% delle specie di squali e razze del Mediterraneo è a rischio estinzione. E’ la più alta percentuale al mondo rispetto alle altre regioni stimate. Nonostante queste statistiche e la realizzazione del Piano d’azione per la Conservazione dei Pesci Cartilaginei dell’UNEP, la maggior parte degli squali in Mediterraneo non viene protetta dalla pesca eccessiva. 

Obiettivo

La regolamentazione Europea sul finning è attualmente considerata fra le più deboli al mondo e contiene scappatoie che ne impediscono l’applicazione, dando così la possibilità ai pescatori di tagliare le pinne (si stima a due squali su tre) senza essere scoperti o puniti. Il modo più semplice ed efficace per far rispettare il divieto di finning, è richiedere che gli squali vengano sbarcati con le pinne attaccate. L’attivazione del nuovo Piano d’azione comunitario per gli squali e il rafforzamento del divieto al finning potrebbe migliorare questa situazione. A differenza di alcuni Paesi europei, l’Italia non ha adottato alcuna protezione nazionale in favore degli squali. Non esistono limiti europei o internazionali alle catture per la verdesca, il mako, lo squalo volpe, il gattuccio, il palombo, il gattopardo, il notidano, lo squalo grigio e lo squalo toro
 

La comunità scientifica non è ancora a conoscenza dello stato della popolazione dello squalo toro in Mediterraneo. La raccolta di record storici e recenti sulla presenza di questa specie potrà quindi essere uno strumento fondaamentale per capire quale sia stato il trend passato della popolazione degli squali toro e stabilire se e quando questa specie si è estinta dalle acque delMediterraneo.
 
L'Università Politecnica delle Marche e l'Acquario di Cattolica hanno unito le forze proprio per cercare di fornire un quadro più completo possibile sulla storia degli squali toro nel Mediterraneo. Inoltre, gli individui in ambiente controllato sono un importante strumento di studio per ottenere utili informazioni sul comportamento sociale e la biologia riproduttiva di questi animali, possono essere una banca genetica per il ripopolamento di aree naturali. Importante sarà anche capire la distanza genetica tra le quattro popolazioni mondiali di questa specie e l'entità dell'isolamento genetico tra le stesse per capire la portata e la gravità dell'eventuale estinzione locale dal Mediterraneo.

Come agire?

L’Acquario di Cattolica dal 2003 combatte il finning.  Oggi, grazie al suo progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO,  vuole contribuire attivamente alla tutela degli squali in Mediterraneo attraverso una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme da consegnare ai nostri parlamentari.  Con il  tuo aiuto potremo fornire un'importante strumento ai politici del nostro paese  per  inserire le specie più a rischio in Mediterraneo tra le specie protette. 

Firma subito!

Per il censimento storico degli squali toro è partita quest'anno 2016 la campagna "SEGNALA LO SQUALO!". Ogni segnalazione presente e passata di squalo in Mediterraneo è un’informazione preziosissima per gli scienziati. Fruga negli archivi, cerca tra le vecchie fotografie, chiedi al nonno o al bisnonno... e manda il materiale alla mail squalo@acquariodicattolica.it

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che storione

Gli storioni dell’Adriatico (Storione Cobice, Acipenser naccarii) una volta vivevano all’interno dei fiumi e sulle coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il loro antenato più antico, il Piscosturion, era contemporaneo del Tirannosaurus rex (Tardo Cretaceo). Si tratta di una specie anadroma ovvero pesci che vivono per la maggior parte del tempo in acque salate e si riproducono in acque dolci. Gli adulti possono raggiungere due metri di lunghezza e 80 kg di peso e vivono fino a 80 anni, raggiungono la maturità sessuale tra i 5 e i 16 anni (20 e 30 Kg di peso) e, mentre i maschi si possono riprodurre ogni anno, le femmine hanno intervalli di riproduzione di 2 o 3 anni producendo anche fino a un milione di uova. Di indole placida, si nutrono di crostacei ed insetti e gli adulti anche di piccoli pesci.

Stato della popolazione

Secondo la IUCN red list lo storione cobice è “a rischio critico di estinzione”, a causa della pesca (ormai vietata da anni) e delle modificazioni degli ambienti fluviali che impediscono la risalita degli animali. L’unico areale certo in cui questa specie sopravvive per lo più in ambiente controllato, è limitato nel solo territorio italiano.

L’habitat naturale, inoltre, è influenzato da situazioni di inquinamento e impoverimento della fauna tali da rendere difficili le azioni di ripopolamento che sono state messe in atto negli ultimi anni.



Luoghi e ambienti da difendere

Grazie al progetto BE-NATUR - BEtter management of NATURa 2000 sites, un gruppo di partner, tra cui la Provincia di Ravenna, ha elaborato il Piano d’Azione Internazionale per la conservazione degli habitat costieri. Molte delle risorse sono state spese per la reintroduzione dello storione dell’Adriatico nel fiume Reno, antico ramo meridionale del delta del Po dove la specie è estinta da oltre 50 anni.

La Provincia sta realizzando una scala di risalita per i pesci e ciò permetterà a questo grande pesce di ricominciare la migrazione riproduttiva dalle acque marine a quelle interne, in cui depongono le uova, a partire dagli esemplari reintrodotti.

Tutti gli ambienti di valore conservativo per lo storione di cobice sono all'interno del Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale IT4070021 "Biotopi di Alfonsine e Fiume Reno".

Obiettivo

Portare avanti gli studi sulla biologia e la fisiologia riproduttiva per permettere una efficace attività di ripopolamento nelle aree originariamente abitate dallo storione cobice.
Continuare gli interventi per il ripristino del territorio fluviale per permettere agli adulti la risalita e la permanenza nelle aree di riproduzione.

Come agire?

Sensibilizzare e far conoscere l'attuale stato della popolazione a rischio di estinzione. Incentivare al rispetto degli ambienti naturali che coinvolgono gli storioni. Sostenere le realtà impegnate nella tutela di questo patrimonio genetico.

L’Università di Bologna, tramite il Corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche, che studia da tempo la riproduzione degli storioni dell’Adriatico attraverso analisi mirate a scoprire le dinamiche ancora oscure che potrebbero, una volta svelate, aiutare la specie a tornare a riprodursi nel suo ambiente naturale.

L’Acquario di Cattolica e il Parco Oltremare di Riccione, grazie al  progetto CHESTORIONE contribuiscono attivamente
alla tutela di tutte quelle specie che muoiono a causa dell’inquinamento e delle attività antropiche.

Raccontare e sensibilizzare le nuove generazione può garantire un futuro più concreto per tutte quelle forme viventi che abitano i nostri mari.

Acquario di Cattolica e il Parco Oltremare di Riccione, grazie a Salva una specie in pericolo
voglioni sostenere questa grande campagna comunicando
e facendo conoscere questa bella iniziativa
promossa dall' Università di Bologna, tramite il Corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle Produzioni Ittiche.

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apiamo

Quando una minuscola ape vola su un prato trasportando il polline, sta lavorando anche per te, per noi, per tutta la vita sul pianeta. Pensa che il 90% della produzione di cibo nel mondo, dipende da circa 100 specie vegetali e di queste, 70 esistono attraverso l’impollinazione effettuata dalle api. Sempre grazie all’impollinazione, a livello mondiale, si muove un’economia che ha un valore stimato in 256 miliardi di euro all’anno.

Stato della popolazione 

Gravemente in Pericolo:
Negli ultimi tempi, solo in Europa, sono scomparse in media circa il 20% delle api, con punte del 50% in alcune zone.



Fattori che ne determinano lo stato 

La principale responsabile di questo declino è l’agricoltura intensiva, stimolata dalle richieste del mercato e dal desiderio di profitto, che libera sempre più veleni nell’ambiente. 
La sigla CCD (Colony Collapse Disorder o Sindrome del Collasso della Colonia), indica il fenomeno dello spopolamento improvviso di intere colonie di api. Improvvisamente le api adulte di una colonia scompaiono, ma nelle arnie si trovano ancora molte covate in buone condizioni, il miele è abbondante e la regina continua a deporre le uova: questo significa che le api, prima di scomparire erano sane. La causa più probabile è l’avvelenamento da sostanze chimiche utilizzate in agricoltura, che uccidono le api o ne abbassano le difese. 

Luoghi e ambienti da difendere

Frutta, ortaggi, foraggi per animali, piante officinali e colture per utilizzi industriali, come il cotone e la soia. Sono tantissime le coltivazioni che non esisterebbero, senza l’impollinazione effettuata dalle api e da altri insetti. Inoltre, sempre attraverso l’impollinazione, le api contribuiscono a mantenere viva la biodiversità, ovvero la varietà delle specie (anche vegetali) in un territorio. L’Italia è tra i paesi europei con il più alto numero di specie botaniche: un immenso patrimonio da proteggere.

Obiettivo

– Denunciare gli effetti subdoli e tossici dei nuovi insetticidi sistemici

– Dimostrare che i pesticidi sono una delle cause principali del declino delle api. La causa più facilmente eliminabile

– Provare lo stretto legame tra il declino delle api e il declino di tutti gli invertebrati

– Sostenere concretamente e adeguatamente le attività dell’organizzazione europea Bee Life – EBC di informazione e sollecitazione degli ambiti decisionali europei in materia di pesticidi, autorizzazioni di molecole e monitoraggio della salute delle api

– Chiedere accertamenti scientifici affidabili – indipendenti dai venditori – in merito agli effetti dei pesticidi sugli insetti impollinatori, nel processo di autorizzazione di sostanze chimiche in agricoltura

– Ottenere la sospensione definitiva e totale dell’impiego di insetticidi sistemici su tutte le colture

Come agire?

Organizzare azioni di sensibilizzazione e pressione sugli organi decisionali a livello nazionale ed europeo.

I fondi raccolti andranno quindi destinati a finanziare attività di comunicazione, raccolta di dati tecnico – scientifici e denuncia.

Destinatario principale, per il biennio 2014 – 2015: “Bee Life – Coordinamento Apistico Europeo“, interlocutore apistico delle istituzioni e agenzie europee, che vanta tra i suoi membri associazioni apistiche di 10 nazioni europee.

80.000 euro nel 2014 e 80.000 euro nel 2015.

Questi i fondi necessari a garantire le attività di Bee Life e della mobilitazione associazionistica italiana avviata da Bee Generation, Unaapi, Conapi e Aapi.

Ogni annualità si divide in due fasi di raccolta:

– la prima vede il contributo di chi le api le conosce e protegge da sempre, gli apicoltori e le associazioni apistiche;
– la seconda, di chi crede nelle api, nella biodiversità e nella vita, la cittadinanza.
 

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tartamica

La Tartaruga comune (Caretta caretta, LINNEO 1758) è la tartaruga marina più comune del Mar Mediterraneo. La specie è molto minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e a rischio di estinzione nelle acque territoriali italiane. La Caretta caretta è una tartaruga ancora poco conosciuta come del resto la maggior parte delle tartarughe marine.

Sono animali perfettamente adattati alla vita acquatica grazie alla forma allungata del corpo ricoperto da un robusto guscio ed alla presenza di “zampe” trasformate in pinne. Alla nascita misura circa 5 cm. La lunghezza di un esemplare adulto è di 80 – 140 cm, con un peso variabile tra i 100 ed i 160 kg. 

Le tartarughe, come tutti i rettili, hanno sangue freddo il che le porta a prediligere le acque temperate. Respirano aria, essendo dotate di polmoni, ma sono in grado di fare apnee lunghissime. Trascorrono la maggior parte della loro vita in mare profondo, tornando di tanto in tanto in superficie per respirare.

In acqua possono raggiungere velocità superiori ai 35 km/h, nuotando agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti anteriori.

Sono animali onnivori, si nutrono di molluschi, crostacei, gasteropodi, echinodermi, pesci e meduse, ma nei loro stomaci è stato trovato di tutto: dalle buste di plastica, probabilmente scambiate per meduse, a tappi, preservativi, bambole, portachiavi, bottoni, penne, posate e altri oggetti di plastica. 

In estate, nei mesi di giugno, luglio ed agosto, maschi e femmine si danno convegno nelle zone di riproduzione, al largo delle spiagge dove gli esemplari adulti sono probabilmente nati. 

Hanno, infatti, un’eccezionale capacità di ritrovare la spiaggia di origine, dopo migrazioni in cui percorrono anche migliaia di chilometri. Alcuni studi hanno dimostrato che le piccole, appena nate, sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, grazie al magnetismo, ai ferormoni e ad altre caratteristiche ambientali, che permettono loro un imprintig della zona natia. 

È essenziale che raggiungano il mare da sole, senza contatti umani per non perdere la memoria del nido dove dovrebbero tornare, circa 25 anni dopo, per nidificare.



Stato della popolazione

Vulnerabile. Dati Red list IUCN .

Fattori che ne determinano lo stato

Secondo i dati della FAO ogni anno, fino a 60.000 tartarughe marine, sono catturate accidentalmente nel Mediterraneo durante le operazioni di pesca professionale: di queste 10.000 solo in Italia, con una mortalità degli animali che va dal 10 al 15%. Ogni peschereccio può arrivare a catturare involontariamente fino a venti tartarughe in una sola battuta di pesca. Le minacce che mettono a rischio la vita delle tartarughe marine Caretta caretta – la specie più diffusa nel Mediterraneo – sono anche altre: l’intenso traffico nautico, il turismo nelle spiagge dove avviene la deposizione delle uova, l’erosione delle coste e l’inquinamento delle acque.

Luoghi e ambienti da difendere

Le principali zone di nidificazione in Mediterraneo
Nel Mediterraneo gli ambienti di riproduzione sono ormai limitatissimi per il disturbo umano dovuto al turismo balneare.

Le principali zone di nidificazione in Italia sono:
 
  • la spiaggia della Pozzolana di Ponente di Linosa
  • la spiaggia dell’Isola dei conigli di Lampedusa
  • la spiaggia di Spropoli a Palizzi in provincia di Reggio Calabria
  • l’oasi faunistica di Vendicari Noto - Contrada Cittadella-Spiaggia di circa 800 metri, area protetta e tutelata dal corpo forestale regionale 


Le nidificazioni al di fuori delle aree riproduttive avvengono spesso ad opera di tartarughe primipare, o non perfettamente in salute che vinte dalle correnti sono costrette a nidificare in località lontane e diverse da quelle naturali. Si assiste in questo caso alla perdita di quasi tutte le uova, per fattori diversi, come mancata fecondazione, uova non perfettamente formate e soprattutto per fattori ambientali legati al clima ed ai suoli.

Obiettivo

Informare e sensibilizzare il grande pubblico sullo stato di queste tartarughe mostrandone le cause principale che minacciano questa specie. Agire concretamente attraverso la salvaguardia ed il recupero di animali in difficoltà.

Il ruolo dell'Acquario di Cattolica

Negli anni passati l’Acquario di Cattolica e l’Acquario di Genova hanno collaborato con la Stazione Zoologica di Napoli che si occupa di recupero di tartarughe marine nel mar Tirreno e attività di conservazione di questa specie.

Nel 2015, terminata la collaborazione con Napoli comincia una nuova avventura insieme a Fondazione Cetacea Onlus di Riccione, che gestisce il più grande centro di recupero di tartarughe marine dell’Adriatico e che partecipa al progetto europeo TARTALIFE.
A sostegno di questa importante iniziativa, Acquario di Cattolica ha trasformato l’area del percorso blu che ospitava “l’Asilo delle tartarughe” nel PRIMO INFO POINT TARTARUGHE IN ADRIATICO, che permetterà a tutti i suoi visitatori di ricevere informazioni sulle modalità per una pesca responsabile e rispettosa dell’ambiente e di come scegliere prodotti ittici pescati in questo modo. 

Come agire?

Supportare realtà impegnate concretamente nella tutela delle tartarughe Caretta caretta, dando la giusta visibilità ai progetti da esse sostenuti. Fondazione Cetacea Onlus è un importante centro di divulgazione e di sensibilizzazione ambientale. E’ specializzata nella cura e nella riabilitazione delle tartarughe marine, trovate in difficoltà spesso a causa delle attività umane.

Il suo centro di recupero  si sviluppa su un'area di oltre 800 metri quadrati ed è il punto di riferimento per l’ospedalizzazione degli esemplari recuperati dalle  reti regionali per la conservazione delle tartarughe marine di Emilia Romagna e Marche e può ospitare fino a 24 tartarughe (in casi eccezionali fino a 34) in vasche di cure e stabulazione alimentate con acqua di mare in circuito chiuso.

Durante la permanenza in questi ambienti, gli animali sono tenuti sotto costante osservazione, per verificare se hanno riacquistato la necessaria autonomina per il loro ritorno in mare. Parallelamente sono monitorate le variazioni di peso e taglia, l’attività alimentare ed i valori del sangue.

Numerosi sono poi gli studi incentrati sulla biologia, fisiologia ed ecologia di questi rettili marini. Di particolare rilievo ed interesse quelli che, grazie all'utilizzo di nuove tecnologie, quali trasmettitori satellitari, stanno mettendo in luce aspetti della vita di questi animali ancora poco conosciuti.

Gli ultimi risultati

L'8 giugno 2016 dalla spiaggia antistante l’Acquario di Cattolica verrà rilasciata una tartaruga Caretta caretta, curata presso il centro di recupero della Fondazione Cetacea a Riccione.

Il progetto SALVA UNA SPECIE IN PERICOLO contribuisce attivamente alla tutela delle tartarughe marine dando visibilità  al centro di recupero e alle attività della Fondazione Cetacea onlus.

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